Cinema, reportages, portraits, glamour e molta pubblicità. Mimmo Cattarinich, romano, da più di 45 anni ha lo studio e la sua agenzia a Roma, che si affaccia su Largo Federico Fellini (Via Veneto).

Uno dei capi storici della fotografia italiana, per quanto noto a seguito dei lavori svolti sui set cinematografici più prestigiosi, egli stesso precisa di non sentirsi uno "Specialista", ma un fotografo tout court. Chi lo conosce sa che l'autocritica totalmente scevra da recriminazioni è una caratteristica del suo essere fotografo, della serietà professionale con cui affronta e risolve gli incarichi che gli vengono offerti. La sua "affidabilità" nella disamina della sua carriera, che con rigore lui stesso conduce, gli ha offerto molteplici occasioni ad altissimo livello e nei più variegati settori della fotografia.

Mimmo Cattarinich

La sua storia di fotografo comincia a metà degli anni Cinquanta negli studi cinematografici De Laurentiis. A diciassette anni interrompe gli studi di ragioneria per seguire da vicino il grande mito del cinema. Inizia a lavorare come assistente di camera oscura e successivamente come fotografo di scena, con diversi registi come: Mario Bava, Blasetti, Bolognini, Dino Risi, Salce, Lizzani, Patroni Griffi, per arrivare poi sui set di Fellini, Leone, Ferreri, Pasolini, Antonioni, Cassavetes, Mazursky, Hudson, Almodovar, Yates, Benigni, Tornatore, Bertolucci ed altri ancora. Per anni alterna le scene dei film al ritratto per riviste nazionali e internazionali, fotografando star del cinema come: Maria Callas, Claudia Cardinale, Sophia Loren, Totò, Vittorio De Sica, Faye Dunaway, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Monica Bellucci, Debra Winger, Penelope Cruz, Mickey Rourke, Rod Steiger, Henry Fonda, Brian De Palma, Steven Seagal, Antonio Banderas, Oliver Stone, John Malkovich, Javier Bardem, Bigas Luna, Isabelle Huppert, Ines Sastre, Nicoletta Braschi, Victoria Abril, Alain Delon etc., alternandoli a personaggi di spicco della politica e dello sport.

Il suo curriculum ci racconta anche di esperienze di regia, di cui non ha ricordi felici a causa di problemi che gli impedirono di realizzare le cose come avrebbe voluto, quindi preferisce ritornare alla fotografia.
Ma gli insegnamenti tratti dalla regia, anche dai Maestri con i quali ha lavorò nel passato, ancora oggi vengono applicati nelle storie pensate e realizzate per immagini. Il cinema comunque resta per lui il grande amore, gli ha insegnato il senso della coralità, del lavoro di gruppo e l'importanza dell'organizzazione, non avendo mai inteso il lavoro come un progetto da perseguire con metodo scientifico per una personale escalation, bensì come intermediazione tra sé e l'avventura, i viaggi e l'amore per le cose.

Nel corsi di questi ultimi anni, Mimmo ha lavorato per il giornalismo, la pubblicità, la moda ed ancora per il cinema, seguendo e realizzando progetti che lo hanno portato ovunque: Roma, Madrid, Milano, Londra, Parigi, Mosca, Stoccolma, Miami, Los Angeles, New York, spesso in Africa, Niger, Mali, Kenya, Seychelles, Isole Canarie, Maldive ecc. fotografando sempre come free lance per molte riviste internazionali come Interview, Le Figaro, Time, Vanity Fair, Stern, Max, Maxim, Premiere, Amica, Ciak, Playboy, Sette del Corriere della Sera, Il Venerdì di Repubblica, Chi...

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Mimmo Cattarinich

Federico Fellini sul set di 'Il Tè nel deserto' - Foto: Mimmo Cattarinich

In occasione del Festival Internazionale del Film di Roma, la Galleria Marino presenta "Mimmo Cattarinich: oltre la pellicola", una mostra fotografica che permetterà ai visitatori di ripercorrere anni di storia del cinema italiano, attraverso "attimi rubati" ai set.

Cattarinich nasce a Roma nel 1937 ed inizia giovanissimo la sua collaborazione presso gli studi cinematografici Ponti e De Laurentiis dove, come assistente dei fotografi di scena Augusto Di Giovanni e Sergio Strizzi, ha occasione di lavorare sui set di alcuni notissimi registi come Steno, Camerini, Zampa, Soldati, Risi, Monicelli,

Sergio Leone, Lizzani, Antonioni, per arrivare più tardi a collaborare con Fellini, Pasolini, Bertolucci, Ferreri, Mazursky, John Cassavetes, Tornatore, Zeffirelli, Luna, Almodovar, Benigni e tanti altri.

Marcello Mastroianni e Sofia Loren - Foto: Mimmo CattarinichIl titolo "oltre la pellicola" lascia trasparire il senso stesso dell'esposizione, che diventa una finestra su un mondo, quello del Cinema, che sin dalla sua nascita affascina, incuriosisce e fa sognare generazioni di spettatori, che si tratti di esperti o di semplici appassionati. Di fronte agli scatti di Mimmo Cattarinich, infatti, la sensazione è quella di trovarsi proprio sul set, in quel momento in cui le luci, i movimenti, gli sguardi, vengono catturati dall'occhio del fotografo, che altro non è se non l'obbiettivo della sua macchina.

Il Conte Max: Vittorio de Sica e Alberto Sordi - Foto: Mimmo CattarinichQuesto tipo di emozione, Cattarinich riesce a regalarla con ogni sua fotografia, sia essa il momento di una scena che tutti ricordano a memoria o un regista intento a correggere gli attori, o ancora un "dietro le quinte" bizzarro o comico o, a volte, carico di tensione.

Tutti momenti ai quali pochi privilegiati possono assistere, attimi che spesso ci sfuggono nel rapido "srotolarsi" della pellicola, bloccato solo dall'intuito di chi realizza le foto di scena, o forse, come la stessa Piera Detassis (direttrice di "Ciak" e direttore artistico del Festival) ha sottolineato parlando di Cattarinich, "bisognerebbe imparare a chiamarle foto dietro la scena".

La mostra, a cura di Ilaria Caravaglio, è un viaggio attraverso scene di film che vedono i più noti protagonisti del Cinema italiano e non solo. Immagini che hanno portato Mimmo Cattarinich alla definitiva affermazione artistica. L'evento è stato inserito dalla Fondazione Cinema per Roma nelle "Risonanze del Festival"; al vernissage, che si terrà sabato 17 ottobre alle ore 18.30 presso la sede della Galleria in Salita San Sebastianello 16/b, sarà ospite l'artista.


Galleria Marino

Galleria Marino

Salita di San Sebastianello 16/b
00187 - Roma

tel. 0669797531
@ galleriamarino@yahoo.com
www.galleriamarino.com
dal martedi al sabato, ore 11 - 19


Intervista a Mimmo Cattarinich

DAI SET DI FELLINI ALLA BELLEZZA FEMMINILE ATTRAVERSO MILLE ESPERIENZE.

-Come ti definiresti?
Mimmo CattarinichUn artigiano un po' bizzarro che cerca l'occasione per un viaggio, un incontro, un'avventura. Un cercatore di bellezza.

-Dove maggiormente, ti è sembrato di incontrare questa Dea?
In certe donne africane. In alcune di loro mi è parso di riconoscere la bellezza allo stato puro. Di cogliere la Femminilità spoglia di ogni altro strato.

-A parte le donne africane, quali sono le donne che ti affascinano maggiormente?
Nei miei ritratti… sì, io preferisco chiamarli ritratti, piuttosto che nudi, ritratti femminili dai quale esce una certa sensualità… preferisco solitamente riprendere donne mediterranee.

Un turco napoletano: Totò - Foto: Mimmo Cattarinich -Facciamo un passo indietro. Com'è cominciata questa grande avventura?
Molto casualmente. Mio padre aveva un bar dentro gli stabilimento della De Laurentiis. Ogni tanto lo andavo a trovare e mi fermavo ad osservare i set in produzione. Le riprese, il via vai di attori. Un anno, per passare l'estate, andai ad aiutare nel laboratorio fotografico, dove si sviluppavano e stampavano le fotografie di scena. Era diretto dal padre di Dino De Laurentiis, Aurelio. Vi andai non tanto per imparare, quanto per poter restare dentro gli stabilimenti a guardare. Quel mondo mi affascinava e pensavo che, una volta preso il diploma in ragioneria, mi sarebbe piaciuto entrarci.

-Che anno era?
Il 1954. Pensavo che dopo l'estate sarei tornato a scuola, invece finii per non tornarci, e rimasi nel laboratorio.

Il Mostro: Roberto Benigni - Foto: Mimmo Cattarinich -Che cosa ti portò a fare questa scelta?
La voglia di restare nel contesto del cinema. E siccome quello era l'unico modo per restarci, continuai a frequentare il laboratorio, anche se non mi piaceva molto. Speravo di poter diventare assistente di qualcuno di quei fotografi molto bravi che allora lavoravano sui set. Però onestamente, devo dire che l'esperienza di laboratorio non è stata affatto inutile, anzi, mi ha in seguito molto aiutato.

-Per quanto tempo vi hai lavorato?
Per due anni. Poi dopo il servizio militare come fotografo nell'aeronautica, decisi di inseguire il mito del cinema e cominciai come assistente.

-Di chi?
Di uno dei migliori fotografi di scena di quel tempo: Di Giovanni.

-Quale fu il tuo primo film come fotografo di scena titolare?
Pier Paolo Pasolini - Foto: Mimmo Cattarinich Fu un film di Vichinghi, diretto da Mario Bava, col quale poi feci altri cinque film. Avevo ventitrè anni. Prendevo venticinquemila lire alla settimana, circa quaranta dollari, che tra l'altro mi sembravano tantissimi.. Poi cominciai a fare una serie di film sempre più importanti. Per approdare, quando avevo ventotto anni, alla sostituzione di un collega sul set di un film di Fellini. "Non scommettere con la testa del diavolo". Fui Accettato da Fellini perché precedentemente avevo aiutato Ghepardi, il suo scenografo a fare dei sopralluoghi per "Otto e mezzo", fotografando alcuni ambienti che poi dovevano essere ricostruiti in teatro. Ciò mi diede la possibilità di stare tra i collaboratori di Fellini, di prendere quella certa confidenza che mi avrebbe facilitato l'accesso al set.

-Hai fatto altri film con Fellini, come fotografo di scena?
Ho fatto "Satyricon". Poi sono stato sul set di tanti altri suoi film, non come fotografo di scena ma come autore di specials. A un certo punto, infatti ho deciso di lasciare la fotografia di scena, perché lo consideravo un lavoro poco creativo. In questo modo, all'inizio degli anni settanta, ho cominciato a fare servizi su personaggi del cinema e dello spettacolo, su scrittori e politici.

Medea: Maria Callas - Foto: Mimmo Cattarinich -Fra quelli con cui hai lavorato, quale ricordi con più simpatia?
Fellini senza dubbio, è stato per me un modello. Perché univa alla grande volontà e alla grande maestria una straordinaria capacità di relazionarsi con gli altri. Più recentemente mi ha colpito affascinandomi, Almodovar. Per la sua creatività, la personalità istrionica.

-Che cosa ha contato di più nella sua riuscita?
Francamente non lo so. Forse la fortuna.

-Che consiglio daresti a un giovane che volesse intraprendere questo mestiere?
Avere innanzitutto un grandissimo amore per la fotografia. Cercare di tradurre tutto in immagine. Non avere altri hobby.

-Ma c'è un modo particolare per entrare nel mondo del cinema e dello spettacolo?
Le cose si fanno sempre attraverso delle relazioni. Proporsi da qualche parte senza alcuna presentazione è quasi impossibile, e inutile. Fai la figura del rompiscatole.

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